Se davvero con il nuovo Governo Monti si inaugura una nuova stagione politica in cui chi si assume la responsabilità di gestire la cosa pubblica lo fa sulla base dell’esperienza e della competenza, allora il Presidente di Ataf Bonaccorsi dovrebbe dimettersi.
Non si capisce perché tanta incompetenza continui a essere protagonista di scelte decisive per la mobilità di una città come Firenze.
Anche ieri, di fronte all’ennesima rottura nel tentativo di conciliazione tra azienda e sindacati col prefetto, rottura che porterà i lavoratori Ataf a un nuovo sciopero agli inizi di dicembre, Bonaccorsi non ha trovato di meglio che scagliarsi contro “uno sciopero ideologico”. Peccato che nell’ultimo sciopero del mese scorso, la percentuale di adesione da parte dei lavoratori Ataf è stata di circa il 96%. Dovremmo concludere quindi che se c’è qualcuno che pratica ideologia, nel senso che più si avvicina alla “falsa coscienza”, è proprio Bonaccorsi, una specie di Marchionne bagnato in riva all’Arno.
Come Marchionne, Bonaccorsi si rifiuta di entrare nei dettagli del “piano industriale” di Ataf, ammettendo implicitamente che altro piano non c’è se non quello di disfarsi di un problema di cui né l’azienda, né il suo principale azionista, il Comune di Firenze, hanno intenzione di farsi carico: il problema di come si gestisce il trasporto pubblico locale a Firenze e nell’area fiorentina.
Bonaccorsi, invece di occuparsi di risolvere i problemi causati da anni di cattiva gestione di Ataf da parte della politica cittadina, cerca di distogliere l’attenzione andando a impantanarsi in problemi che non lo riguardano. Cosa c’entra manifestare sui media preoccupazione per la sorte dei dipendenti Selex, Lucchini o Eutelia, quando si disprezzano le istanze dei propri lavoratori e non si è in grado di illustrare proposte concrete sul futuro di Ataf?
E’ giunto il momento di dare soluzione ai problemi del trasporto pubblico locale. Queste sono alcune delle proposte che abbiamo già avanzato:
- Realizzare corsie preferenziali delimitate per garantire percorrenze certe. (ogni aumento di 1 solo km di velocità commerciale è pari ad un risparmio di circa 2,5 milioni di euro/annui per minor necessità di autisti, di consumo di carburante, di manutenzione degli autobus ecc. ecc.)
- Creare un’azienda speciale unica della mobilità fiorentina, integrando tutte quelle risorse che fanno parte della mobilità come ad esempio la gestione della sosta di superficie e la rimozione dei veicoli in sosta vietata, la gestione e il controllo dell’afflusso dei pullman turistici che ancora oggi scaricano migliaia di turisti e relativi bagagli senza alcuna regola, l’attività di carico e scarico merci ecc.
- Elaborare un sistema di utilizzo dei parcheggi scambiatori all’ingresso della città per ridurre l’immissione di veicoli privati.
- Riacquisire le attività ad oggi esternalizzate: pulizie, manutenzione dei mezzi, gestione della pubblicità ecc., che non hanno dimostrato né vantaggi né recuperi di risorse pur essendo state affidate ad aziende private.
- Fermare l’inutile sperpero di denaro pubblico come quello usato per la riverniciatura di autobus fatiscenti ( per far credere ai cittadini il rinnovamento di ATAF) .
Noi, come lavoratori, cittadini, forze politiche e sociali che fanno parte del Comitato contro la privatizzazione di ATAF le proposte le abbiamo fatte e continueremo a farle anche se riteniamo che chi è pagato profumatamente abbia il dovere di trovare delle soluzioni invece di farfugliare le solite banalità.
Anziché discutere di tutto ciò, Bonaccorsi preferisce seguire l’esempio Renziano che punta tutto sulla divisione tra cittadini utenti e lavoratori, una divisione che la realtà continua a smentire visto che sempre più fiorentini si dichiarano contrari alla vendita di Ataf, in perfetta coerenza con quanto affermato dal primo quesito del referendum del giugno scorso sulla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali.
Per questo il ‘Comitato contro la privatizzazione di ataf – trasporto pubblico bene comune’ continuerà la sua azione di informazione e di mobilitazione a Firenze e nei comuni limitrofi a fianco dei lavoratori e con i cittadini nel rispetto dei referendum del giugno scorso


Per ridurre gli sprechi basterebbe soltanto partire dalle piccole cose.
Per esempio, nonostante la nota crisi finanziaria del trasporto pubblico in generale e della nostra azienda in particolare, come mai quest’ultima seguita a spendere migliaia di euro per riverniciare vetture prossime alla rottamazione (i Cacciamali utilizzati sul C3) o con la carrozzeria ancora in ottimo stato (i BMB M240 della serie 34xx)?
Come mai, nonostante la cronica carenza d’organico, l’azienda preferisce rimandare alla guida i colleghi comandati alla verifica titoli di viaggio o addirittura ricorrere allo straordinario programmato piuttosto che trasformare a tempo pieno chi è costretto da due anni a lavorare come tappabuchi a part-time per uno stipendio di poco più di 800 € mensili?